Venturi mette al bando gli amarcord: “Il calcio di oggi è molto più difficile, uno come me non lo schiererei”

Andrea Dirix 19 Gennaio 2022 Commenti disabilitati su Venturi mette al bando gli amarcord: “Il calcio di oggi è molto più difficile, uno come me non lo schiererei”
Venturi mette al bando gli amarcord: “Il calcio di oggi è molto più difficile, uno come me non lo schiererei”

Fermo ai box da circa un anno, da quando cioè la Cynthialbalonga decise di esonerarlo dopo una prima parte di stagione contraddistinta da numerose difficoltà, Mauro Venturi è tutt’ora alla ricerca della chiamata giusta.

Strano destino per un ex bomber di chiara fama del nostro calcio, ma soprattutto per un uomo onesto ed un tecnico che nel recente passato ha già dimostrato di essere un allenatore capace e preparato.

Il calcio però, si sa, a volte segue traiettorie bizzarre e non sempre premia chi meriterebbe ulteriori chance.

Questione di tempo, ne siamo certi.

Nel frattempo, l’ex allenatore dell’Aprilia morde il freno e si aggiorna, vedendo partite di ogni categoria.

Grazie alla sua competenza si può davvero parlare di calcio a 360° ed ecco allora il suo pensiero sui campionati di Serie D ed Eccellenza, conditi da un interessante confronto con il calcio che lo vide protagonista in campo qualche stagione fa.

 

Mister, qual è stata l’ultima partita che hai visto dal vivo?

“Quest’anno l’ultima è stata Ostiamare-Afragolese a metà dicembre, poi purtroppo anch’io ho dovuto fare i conti con il virus e non sono state giornate serene.

Per fortuna, adesso è tutto risolto e mi sento in grande forma”.

Ti abbiamo spesso incontrato sui campi di Serie D ed Eccellenza, che lezione hai tratto personalmente dal calcio ai tempi del covid?

“Purtroppo da due anni a questa parte, combattiamo con questo virus che indubbiamente porta spesso a vedere gare falsate.

La prima parte della stagione è stata regolare, adesso invece sono tornate le difficoltà.

Personalmente sono del parere che, quando hai un problema, devi sforzarti di risolverlo, altrimenti corri il rischio di diventare tu stesso parte del problema.

Questi periodi di stop devono essere presi con lo spirito giusto.

Ad esempio, ragionando da allenatore, in questi casi puoi lavorare con la squadra in maniera più dettagliata sotto il profilo tecnico-tattico, cercando di migliorare quegli aspetti che in una normale settimana di lavoro sei costretto a tralasciare.

Ecco, io per filosofia mi sforzo sempre di cogliere gli aspetti positivi anche nei momenti duri.

Se fossi in panchina in questo momento, proverei ad impostare un lavoro del genere per farmi trovare pronto alla ripartenza del campionato”.

Lo scorso anno abbiamo festeggiato l’approdo in Lega Pro del Monterosi, quest’anno ritieni ancora possibile un exploit da parte di una laziale?

“C’è un intero girone di ritorno da giocare e quindi ogni scenario è ancora possibile.

Ciò detto, ritengo che il Trastevere sia probabilmente l’unica delle nostre rappresentanti ad avere ancora chance per il grande salto, anche se la Recanatese ha un organico importante.

Nel Girone G mi piace molto l’Ostiamare, una squadra adatta alle idee del suo allenatore e che nelle scorse settimane si è molto rinforzata con gli innesti di Marcheggiani e Tirelli, ma penso che ormai solo la Torres possa ancora insidiare il Giugliano.

Per quanto riguarda il Girone E, il San Donato Tavarnelle fa bene da anni ed ha un tecnico importante, perciò non mi sorprende che sia lassù.

Molti aspettavano l’Arezzo, ma non è insolito che piazze di quel blasone possano affrontare grandi difficoltà in questa categoria…”.

In effetti, molti considerano la Serie D, una sorta di trappola.

Molti club di enorme tradizione sono rimasti imprigionati nelle sue sabbie mobili per anni…

“È così.

Questo è un campionato complesso, dove trovano grandi difficoltà anche allenatori esperti e preparati, ma abituati alle categorie superiori.

Qui devi prestare attenzione ad altre dinamiche, vedi l’obbligo di schierare quattro under.

Io spesso dico che in D si è allenatori a metà ed è necessario costruire una squadra funzionale”.

Parlando d’altro, spesso si dibatte sui tre gironi del Campionato di Eccellenza?

Ti piace il format attuale del torneo?

“Non mi piace affatto.

Tre gironi creano evidente disomogeneità.

Ci sono squadre che non sono attrezzate, questo è evidente, l’Eccellenza non merita partite con questo divario.

Poi che una squadra che vince il proprio girone debba anche fare i play off per guadagnarsi la categoria superiore non lo trovo corretto.

Per quanto riguarda i play-out allargati a tante squadre, invece, credo sia l’unica strada per tornare prima possibile al format precedente del torneo”.

Lo scorso anno i gironi li vinsero Real Monterotondo Scalo, UniPomezia e Tivoli.

Secondo te, quali saranno quest’anno le magnifiche tre?

“La Tivoli sta ripercorrendo la strada della Lupa Castelli Romani di qualche anno fa.

Pure loro stanno diventando “Illegali”.

Nei gironi A e C la situazione è molto diversa e ci sono più squadre in lizza.

Se devo lanciarmi in un pronostico per scherzare, allora mi butto e dico: Pomezia, Tivoli e Sora”.

Mauro, tu sei stato grande protagonista di un calcio assai diverso da quello che stiamo vivendo da qualche stagione a questa parte.

Secondo te, certi principi possono essere recuperati oppure questo sport è ormai entrato in una fase diversa ed è inutile guardare al passato?

“Per mentalità io sono uno che non vive di amarcord.

Il calcio è cambiato, come sta cambiando il mondo in cui viviamo.

Tutto viaggia ad una velocità superiore.

Personalmente trovo sempre spunti positivi anche in questo calcio, anzi lo ammiro proprio e mi piace da matti l’idea di farne parte.

Non è vero che i giocatori di una volta erano tutti più bravi rispetto a quelli attuali, perché adesso i ragazzi devono effettuare le giocate ad una velocità molto superiore e non è per niente facile.

Se avesse giocato oggi e fosse stato alle mie dipendenze, Mauro Venturi non avrebbe visto il campo”.

Mi sembra un’affermazione un po’ azzardata quest’ultima.

“Tecnicamente ero bravo, ma dal punto di vista atletico ero come un albero di Natale: mi accendevo ad intermittenza (ride)…”.

Quali caratteristiche deve avere un progetto per richiamare l’attenzione di un tecnico come Mauro Venturi?

“Non credo molto nei progetti, ormai si lavora a cadenza settimanale.

Però mi piace avere l’ambizione di poter vincere attraverso le idee e non basandomi sui nomi.

Concettualmente vorrei allenare una squadra funzionale a quello che io posso proporre.

Sono dell’avviso che sia sbagliato chiedere ad un allenatore di adattarsi ai calciatori.

Questo si può accettare solo quando si subentra, ma se cominci un lavoro dall’inizio devi cercare profili che risultino idonei alle tue idee”.

Qual è stato il calciatore più intelligente che tu abbia allenato finora?

“Per mia fortuna ne ho avuti tanti, ma se devo scegliere un nome, faccio quello di Succi.

Ho avuto l’opportunità di averlo con me sia ad Anzio che ad Albano e posso affermare che uno come Jacopo meriterebbe maggiore visibilità.

Aveva quasi il dono di leggermi nel pensiero ed interpretare al meglio quello che gli avrei chiesto”.