MARCELLO FALZERANO: IL BEPPE VIOLA, LA TOP 11, IL SAVIO E IL GROSSETO…

Pagliarolienrico 21 marzo 2013 Commenti disabilitati su MARCELLO FALZERANO: IL BEPPE VIOLA, LA TOP 11, IL SAVIO E IL GROSSETO…
MARCELLO FALZERANO: IL BEPPE VIOLA, LA TOP 11, IL SAVIO E IL GROSSETO…

Continua il viaggio tra i Top Players del Beppe Viola. Nella scorsa intervista abbiamo sentito le impressioni di Alessio Vita giovane promessa del Monza e del Torino del Presidente Cairo. Oggi vogliamo scoprire un altro giocatore che, partendo con tante speranze dalla nostra regione, ha trovato palcoscenici importanti in giro per l’Italia fino ad approdare al Grosseto di una vecchia conoscenza del calcio laziale. Quel Camilli che anni fa aveva portato la Castrense dalla terza categoria, alle soglie del professionismo. Marcello è un ragazzo dell’hinterland tiburtino, ma nelle sue vene scorre sangue campano. Quella Campania patria di giocatori dotati di grande estro proprio come il giovane Falzerano.

Marcello sono passati quasi dieci anni da quel Beppe Viola. Se non sbaglio tu facevi parte di quel “Edipro Roma” dei miracoli che approdò a sorpresa alle finali, uscendo nella sfortunata semifinale con i futuri campioni regionali del Tor di Quinto di mister Paolo Testa.

Sicuramente è stata una stagione straordinaria e di cui conservo un ricordo bellissimo. Eravamo una squadra fortissima e un gruppo di amici che giocava insieme da quattro anni. Insieme a me c’erano giocatori come Smith, Tortorella, Maccarone che per la categoria dei giovanissimi regionali, erano un lusso. Il rammarico di quella stagione è il fatto di non aver vinto nulla perché alle finali uscimmo con il Tor di Quinto. Anche se rimango dell’avviso che eravamo di gran lunga la squadra più forte.

Che ricordi hai del Beppe Viola, in cui sei stato, insieme alla tua squadra, uno dei protagonisti assoluti?

Il torneo lo conoscevo bene perchè seguivo sempre la vostra trasmissione su Rete Oro per vedere i filmati delle partite e i risultati. Abbiamo preso parte al Beppe Violafalzerano 2falzerano 3 con la consapevolezza che fosse una manifestazione di assoluto livello. Il bello di quella squadra è che giocavamo senza sentire pressioni. Il nostro punto di forza era il gruppo. Quando scendevamo in campo ci divertivamo e affrontavamo le partite, anche importanti, con quell’incoscienza che, secondo me, si dovrebbe avere nel settore giovanile. Nonostante questo ci tenevamo a far bene e a portare il trofeo a casa. Solo che anche li non siamo riusciti a vincere.

Quell’anno ci fu la storica apertura alle compagini che venivano dal campionato provinciale. Nonostante questo il tasso tecnico fu molto elevato e tu ne sei un chiaro esempio.

Si. E’ stato un torneo molto competitivo sia dal punto di vista delle squadre che vi presero parte, sia dal punto di vista dei giocatori che scesero in campo. Mi ricordo una cosa. La delusione che ho provato quando non venni convocato per la Top 11. Li ci rimasi molto male perché avevo giocato un bel torneo e speravo in quella convocazione. Quando vidi che convocarono Tortorella e Maccarone confesso che ci rimasi molto male (ride ndr).

Dal Beppe Viola, arriva l’approdo al Savio del Presidente Fiorentini e dell’allora D.S. Fabrizio Stazi. Proprio da Via Norma sei partito per la tua avventura tra i Professionisti.

Diciamo che al Savio ho passato un anno importante per la mia crescita. Quell’anno entrai a far parte di una società che, a Roma, rappresenta il top. Sono stato due anni con il Savio. E’ li che ho incontrato Fabrizio Stazi. E’stato lui che mi ha voluto fortemente al Savio. Devo dire che con Fabrizio ho rapporto straordinario mi ha sempre consigliato anche quando stavo a Salerno. In questi anni non ha mai smesso di seguirmi e di consigliarmi. E’ grazie a lui che ho conosciuto il mio procuratore. Ed e’ sempre grazie ai suoi consigli se sono migliorato. Di quella parentesi mi dispiace solo che non siamo riusciti a vincere nulla. Nell’anno degli Allievi Elite eravamo la squadra più forte in circolazione però uscimmo sempre col Tor di Quinto che poi vinse il titolo dopo che, nella stagione regolare, finì il campionato diversi punti sotto a noi.

La tua stagione con la Salernitana rimane una delle più positive. Il debutto è a Sorrento in un derby, ma lo scherzo più strano te lo riserva il destino, perché il primo goal arriva con la Paganese squadra della città dove sei nato.

Senza ombra di dubbio la stagione con la Salernitana è stata qualcosa di unico. E’stato il mio primo anno tra i grandi. Ricordo che l’anno prima, in B, molti dei miei compagni, nella Primavera, avevano fatto l’esordio nella serie cadetta mentre io no. Quel giorno a Sorrento, alla prima di campionato, ero tesissimo perché non sapevo come sarebbe potuta andare. Per fortuna è andata bene e ho giocato una bella partita. Poi l’emozione più grande è arrivata con il mio primo e finora unico goal tra i professionisti. Certo allora pensavo di farne di più però va bene così. Il fatto di aver segnato alla squadra del mio paese è secondario perché quando fai il professionista sai che questo è la normalità.

La proprietà del tuo cartellino è del Chievo Verona che nei due anni successivi ti “gira” in prestito prima ad Avellino, dove non hai vissuto una bella stagione e poi a Latina.

Diciamo che la stagione ad Avellino non è stata proprio negativa. Il problema è che, inizialmente, “steccai” le prime tre giornate e questo mi fece giocare le partite dopo con la tensione di scendere in campo per riscattarmi a tutti i costi. Quindi faticai ad arrivare a quelle che sono le mie prestazioni abituali. Però, nonostante tutto, anche li ho fatto una discreta stagione. Latina, per me, rappresenta l’anno della consacrazione. Con i miei compagni abbiamo fatto un campionato al di sopra delle attese e anche a livello personale ho disputato una stagione strepitosa.

Quest’estate insieme al tuo procuratore Stefano Mancini, il grande salto. Arriva la Serie B e il Grosseto del Padron Camilli. Anche se la chiamata arriva proprio nella peggior stagione dei toscani tra i cadetti.

Beh, la chiamata di Serie B non si può rifiutare a prescindere. Io che non vengo da un settore giovanile professionistico so che, per arrivare a certi livelli, devo fare la cosiddetta “gavetta” e andare per gradi. Quindi dopo tre anni di Prima Divisione si è presentata l’offerta del Grosseto e non ho potuto dire di no. Per era ed è un banco di prova importante in una categoria che ancora non avevo fatto.

Tu sei uno di quelli che, dopo tanti sacrifici, è arrivato nel calcio che conta. Che consigli puoi dare a questi ragazzi che si apprestano ad affrontare la loro prima vera “vetrina”: il Beppe Viola.

Il consiglio che posso dare è quello di viverlo con spensieratezza. E’ una manifestazione importante ma i ragazzi, a quell’età, devono affrontare il calcio per quello che è: divertimento. Io ho fatto così anche se dentro sognavo e sentivo che sarei arrivato a fare il professionista. Bisogna essere convinti dei propri mezzi ma non perdendo quel pizzico di incoscienza che è propria di quell’età.

Ti ringrazio per la disponibilità. Per chiudere vuoi salutare qualcuno in particolare?

Il primo saluto va sicuramente a Fabrizio (Stazi ndr) a cui devo molto e poi anche a mister Walter Ameli e a mister Valerio D’Andrea che mi hanno dato molto sotto il profilo della mia formazione.

di Enrico Pagliaroli.