Lardone e l’Ostiamare, quindici anni insieme: “Ripartiamo dalla lidensità”

Alessandro Bastianelli 29 giugno 2018 Commenti disabilitati su Lardone e l’Ostiamare, quindici anni insieme: “Ripartiamo dalla lidensità”

Luigi Lardone Presidente Ostiamare

Di Alessandro Bastianelli.

Schietto, sincero e, per dirla con le parole di un poeta, sempre in direzione ostinata e contraria.

Luigi Lardone si appresta ad entrare nel quindicesimo anno di presidenza dell’Ostiamare. Prima insieme ad altri soci, da qualche anno nella veste di unico timoniere, l’imprenditore partenopeo ha condotto una gestione oculata ma non per questo priva di successi e soddisfazioni.

Il ritorno in Serie D con Paolo Caputo, Magic Box Alfonsi e gli altri, i successi del settore giovanile, fra cui un titolo Allievi FB nel 2015 e un Beppe Viola nel 2016, o i numerosi premi Giovani D Valore incassati, sono solo alcuni dei passaggi vincenti della gestione di Lardone.

Abbiamo così celebrato questi quindici anni di presidenza con una bella intervista dedicata non solo all’Ostiamare, ma anche ad altri aspetti che riguardano lo status del calcio dilettante, e non solo, italiano.

Da uomo arguto e attento qual è, Lardone ci ha dato anche qualche ricetta su alcuni problemi scottanti.

Ecco l’intervista integrale al numero uno dell’Ostiamare.

Buongiorno Presidente, partiamo da un numero, il quindici: quest’anno festeggerete i tre lustri di presidenza dell’Ostiamare. Quali sono i momenti che le sono rimasti più nel cuore di questi anni?

«Buongiorno Alessandro, i momenti sono stati tanti, te ne cito uno in particolare: l’abbraccio con Paolo Caputo al termine della partita a Guidonia che, nella stagione 2011-2012, ci permise di vincere il campionato di Eccellenza e tornare in Serie D».

Caputo e Lardone

Caputo e Lardone

Se potesse tornare indietro, c’è qualcosa che invece non rifarebbe?

«Cancellare il passato non è possibile ed ogni errore fatto è sempre utile se ne traiamo un insegnamento. Ho sempre cercato di guardare agli errori con questo spirito».

Per quanto riguarda la prima squadra, anche quest’anno si ripartirà dai giovani e da mister Greco: si aspetta di più rispetto alla scorsa stagione?

«Stiamo ripartendo da capo, un ottimo risultato sarebbe confermare il risultato di questa stagione, una tranquilla salvezza, che ha anche rappresentato la fine di un ciclo.

Adriano D'Astolfo

Adriano D’Astolfo

Abbiamo dovuto dire arrivederci a giocatori che sono stati importanti per noi: Davide Barrago e Daniele Piro, con noi da tanti anni, ma anche Cristian Bellini, Vittorio Attili e Fabrizio Roberti che si sono aggregati dopo.

Dobbiamo ricostruire quella “lidensità” che spesso è stata una valore aggiunto, l’attaccamento alla maglia è tutto.

Partiremo con qualche difficoltà in più, ma siamo fiduciosi perché il testimone della lidensità è ben portato avanti dal capitano Adriano D’Astolfo e Francesco Colantoni, insieme a dei giovani ormai maturi quali Andrea Catese, Jacopo Calveri ed Enrico Ferrari. Da loro ci aspettiamo molto, dentro e fuori dal campo».

L’Ostiamare è una delle poche società che riesce a fare la Serie D, mantenere un settore giovanile di ottimo livello ed autofinanziarsi: quali idee ispirano questo modello?

«Autofinanziarsi è una parola grossa (sorride ndr). Il sistema calcio purtroppo non consente l’autofinanziamento, a meno che non giochi in Serie A.

Fabio Quadraccia, DS Ostiamare

Fabio Quadraccia, DS Ostiamare

Nel nostro piccolo cerchiamo di contenere i costi e cerchiamo di compensare le carenze economiche con una buona organizzazione societaria e una migliore selezione dei giocatori disponibili sul mercato. Non sempre i più forti sono i più bravi o più utili».

Ad Ostia è forte anche l’attaccamento dei tifosi alla squadra, in altre realtà di Serie D non è così: crede che sia un segno dei tempi, oppure ci sono altri fattori come l’orario delle partite? Di domenica gioca anche la Serie A.

«È un discorso molto articolato, difficile da snocciolare in poche battute, dovremmo farci un’intervista a tema quando ci risentiremo (sorride ndr).

Sicuramente il sistema pay tv ha sottratto attenzione nei confronti del calcio minore, dai dilettanti sino alla Serie C».

Capitolo under, l’Ostiamare ne ha saputo fare una propria risorsa, ma molti smettono dopo l’età di lega: secondo lei c’è qualcosa che non va nel meccanismo? E’ migliorabile?

«Non c’è nulla che non va nella regola, è la società civile che è cambiata ed è inevitabile che molti ragazzi smettano di giocare.

Giannini, giovane prodigio dell'Ostiamare

Giannini, giovane prodigio dell’Ostiamare

In serie D il livello di impegno richiesto è troppo alto per molti ragazzi e rende difficile conciliare lo sport con la vita di tutti i giorni e con i progetti personali, come lo studio e il lavoro. È un discorso che purtroppo vale anche per la Serie C, i sacrifici sono troppi rispetto a quel che ottieni giocando.

Noi cerchiamo di ovviare a questi problemi puntando moltissimo sul prodotto locale, di cui Calveri e Ferrari sono un esempio. Essendo vicini a casa e affezionati alla società, i ragazzi sono più motivati a proseguire».

Non è possibile mettere un argine, quindi.

«Purtroppo a meno che non si segua la filosofia del prodotto locale, gli abbandoni ci saranno sempre: nessun calciatore di queste categorie, forse neanche di Serie B, si può permettere di vivere il resto della propria vita dei proventi guadagnati nel mondo del calcio.

Inoltre la possibilità che un giovane calciatore dalla serie D possa andare in serie B o serie A stabilmente è veramente remota. Il mondo di oggi non permette più agli stessi ragazzi di investire sul calcio».

Alfonso Greco, allenatore dell'Ostiamare

Alfonso Greco, allenatore dell’Ostiamare

Non che le società se la passino meglio.

Ci si aspetta un’altra estate drammatica per quanto riguarda le iscrizioni alla Serie C ed alla Serie D: esiste un modo per rendere il calcio più sostenibile?

«Credo che l’unico modo possibile sia gestire il sistema calcio in modo integrato, distribuendo più risorse alle categorie inferiori tali da garantire la copertura dei minimi contrattuali di ogni rosa. Servono aiuti dall’alto, visto che dal basso le risorse sono poche.

Con questi contributi sarebbe da stupidi indebitarsi e far fallire le società, gli imprenditori vedrebbero convenienza nel gestire una società in maniera sana, senza strafare o provare a giocare d’azzardo».

 

Immagini di essere il Presidente della Lega Serie C o della LND: tracci i punti cardine di un possibile “governo del cambiamento”.

«Ne basterebbero due per dare una bella sferzata.

Innanzitutto il blocco dei ripescaggi in tutte le categorie, sino a ridurre le squadre ad un numero sostenibile per le varie serie.

Anco Marzio lo Stadio dell'Ostia Mare

Anco Marzio lo Stadio dell’Ostia Mare

Inoltre, riallacciandomi al discorso di prima, credo che occorrerebbe trasformare lo status dei calciatori di Serie C in una sorta di semi-professionismo, sulla scorta di quanto previsto in Serie D»

Capitolo stadio, lei ha sempre detto che per fare la Serie C è necessaria la struttura: si è mosso qualcosa in questo senso? Che priorità dà alla questione del campo?

«Purtroppo non si è mosso nulla su questo fronte, anzi: temo che la questione dello stadio della Roma potrebbe avere un effetto negativo sulle possibilità di una svolta in questa direzione anche per noi. Fare uno stadio, o ristrutturarlo, qui a Roma è molto difficile».