IANNOTTI: “NON SONO ARRIVATO DA GIOCATORE, SPERO DI RIUSCIRCI DA ALLENATORE…”

IANNOTTI: “NON SONO ARRIVATO DA GIOCATORE, SPERO DI RIUSCIRCI DA ALLENATORE…”

Il personaggio è noto alle nostre platee e negli anni è stato sufficientemente scandagliato, ma l’opportunità di un faccia a faccia con Stefano Iannotti resta sempre intrigante, perchè del nostro calcio il geniaccio del Grifone Monteverde conosce ogni risvolto.

Lui il calcio laziale lo vive a 360°, non passivamente.

Non avendo notoriamente peli sulla lingua, l’occasione è oltremodo propizia per fare il punto della situazione a poco più di due mesi dalla fine della stagione, divagando su varie tematiche.

Ne è venuta fuori una chiacchierata magari disorganica, senza un vero filo conduttore, ma comunque piacevole e ricca di spunti.

Come è nello stile di Iannotti.

 

Cominciamo dal presente, come si trova al Grifone Monteverde?

“Sto bene.

Il presidente mi stima ed ho un buon rapporto con tutti”.

Però a dicembre c’è stato il rischio che le vostre strade si separassero…

“La corte di Nuova Sorianese e Rieti è stata pressante e le attenzioni di questi due club mi avevano ingolosito, però alla fine ho deciso di restare al Grifone”.

Perchè?

“Fondamentalmente perchè sto bene e perchè il club è puntuale e rispetta sempre gli impegni presi ed ai giorni nostri non è una componente da trascurare”.

Però ad un certo punto della stagione c’è stata un po’ di maretta nel club.

“All’inizio eravamo partiti per disputare un grande campionato.

In squadra c’era gente come Morelli, Antonini ed Assogna.

Poi qualcuno (l’ex ds Cancellieri, ndr) si è tirato indietro e le strategie sono cambiate”.

C’è stato anche il cambio di guida tecnica da Cuomo a Ferretti.

Quali differenze ha notato tra i due?

“Cuomo parlava molto con i giocatori più esperti, mentre Ferretti fa allenamenti più mirati.

Cuomo era in gamba, ma posso dire che Ferretti è uno veramente bravo, non so davvero perchè allena in questa categoria”.

Le piace come dispone la squadra in campo?

“Sì, fa risaltare le caratteristiche dei giocatori.

Mediamente siamo una squadra giovane, però pratichiamo un buon calcio.

Il mister vuole che non buttiamo mai via la palla e noi cerchiamo di accontentarlo”.

Parlando di giovani, ne avete di molto interessanti.

Di Mazzoleni abbiamo parlato diffusamente, quali altri suoi compagni vanno elogiati?

“Sono tutti validi.

Sargolini è veramente bravo e spenderei una parola anche su Martini, un esterno sinistro molto valido ed oltretutto un ragazzo intelligente e con l’umiltà giusta”.

Lei è stato protagonista in numerose piazze durante la sua carriera.

Quale di queste le è rimasta particolarmente nel cuore?

“Dico Ciampino.

Eravamo una grande squadra e lo spogliatoio era davvero unito, stavamo sempre insieme tra di noi.

Ricordo con piacere anche mister Camillo.

Lo sento ancora spesso, mi piacerebbe tornare a lavorare con lui un giorno.

Chissà…”.

Quale altro tecnico ha apprezzato?

“A livello umano il rapporto migliore l’ho avuto con Montarani, un tecnico capace e che mi chiedo come faccia a rimanere fermo”.

Provi a darsi una motivazione convincente.

“Credo dipenda dal fatto che lui non è uno di quelli che chiamano o portano sponsor…”.

Da chi le piacerebbe essere allenato invece?

“Da Lanza.

A Pomezia aveva certamente uno squadrone, ma li faceva giocare alla grande.

Ci siamo sfiorati sia lì che a Marino, ma non se ne fece nulla alla fine…”.

Ha mai avuto problemi di incompatibilità con un allenatore?

“Forse con Pochesci, che peraltro rimane un ottimo tecnico.

Non ci siamo capiti, resta un rammarico”.

Ormai nel Girone A sembra corsa a due tra Viterbese Castrense e Rieti.

Chi taglierà per primo il traguardo, secondo lei?

“Onestamente non so rispondere.

Sarà un bel duello fino alla fine.

Credo vincerà quella che saprà lasciare più tranquillo il suo allenatore ed i suoi giocatori.

Penso che comunque andranno entrambe in Serie D”.

Solimina e Punzi non erano proprio in grado di guidare queste squadre fino a maggio, a suo avviso?

“Nessuno dei due andava cacciato.

Sanno entrambi il fatto loro, anche se resto dell’opinione che un allenatore conti solo il 10% nelle fortune di una squadra”.

L’ha sorpresa il successo dell’Empolitana in Coppa Italia?

“Molto.

Ero convinto che la Viterbese avrebbe vinto 3-0″.

Che spiegazione si è dato?

“Non ho visto la partita e quindi non posso giudicare.

Forse hanno inconsciamente sottovalutato l’avversario, dimostrandosi una squadra tecnicamente forte, ma con poco carattere”.

Sia sincero, a lei non è mai accaduto di sottovalutare un avversario?

“No, perchè se perdo rosico.

Se dopo l’intervista giochiamo a morra cinese e perdo, io mi incavolo”.

Passiamo all’altro girone.

Lupa Castelli Romani troppo forte o girone mediamente non troppo competitivo?

“La Lupa è nettamente la squadra più forte.

Per me è superiore anche a Viterbese Castrense e Rieti.

Hanno un gruppo che direbbe la sua anche in D ed in più c’è Iengo.

Il direttore sa fare calcio e conosce le caratteristiche di tutti i giocatori presenti in categoria”.

Gagliarducci le piace?

“Siamo stati compagni di squadra.

Lui è davvero un vichingo, sa farsi rispettare e questo è importante perchè le regole vanno seguite”.

Colleferro-Albalonga: chi si aggiudicherà il secondo posto?

“Credo che il Colleferro sia più forte come rosa e sia favorito, però l’Albalonga, che non è partita per arrivare e gioca senza pressioni, potrebbe farcela.

In certi casi, la tranquillità può fare la differenza”.

Tra sei mesi festeggerà le trentaquattro primavere, quindi può cominciare a tracciare qualche bilancio.

Ha rimpianti?

“Chi non ne ha?

Il mio è di essere scappato dal ritiro quando ero a Cassino.

In quel periodo si stavano interessando a me numerose squadre di B e C”.

Perchè lo ha fatto?

“Ero piccolo, sentivo nostalgia di casa e me ne andai.

Sbagliando”.

Lei ha giocato con molti giocatori dal grande talento.

Mi fa il suo podio personale?

“Alfonsi e Turazza nell’anno di Pisoniano ed infine Alessandro Fioravanti ad Anzio”.

Ora me ne dica uno con cui le piacerebbe giocare.

“Emanuele Mancini, il più grande di tutti, anche se è romanista”.

Lei, invece, è un noto tifoso biancoceleste, se ben ricordo.

A proposito, cosa rappresenta la Lazio per lei?

“Per me è la passione, anche se ho disdetto anche l’abbonamento a Sky per colpa di Lotito e non vado allo stadio dal derby di andata…”.

Secondo lei, quali sono le differenze fondamentali tra il nostro calcio e quello dei professionisti?

“La forza mentale e quella fisica.

Conosco alcuni giocatori che fanno o hanno fatto i professionisti e puntano spesso su questo.

A questo va aggiunto un altro aspetto: tra i dilettanti c’è una pressione immediata ed a volte anche disordinata sul portatore di palla avversario, mentre nel professionismo si ha quel secondo in più per organizzare la manovra in maniera pulita.

Nel professionismo hanno ritmi diversi rispetto ai nostri”.

Cosa ne pensa dell’impiego degli under?

“Il Presidente Zarelli ha deciso così per abbassare i costi e credo che ormai le cose non cambieranno, anche perchè con le rappresentative stiamo vincendo spesso.

Per me il numero giusto sarebbe tre, comunque”.

Favorevole o contrario all’introduzione dei play-off in Eccellenza?

“Favorevole.

Non capisco perchè non si facciano”.

Si dice che la proposta sia stata respinta perchè costringerebbero le società a pagare ai calciatori una mensilità in più.

“Credo ci si potrebbe accordare per la metà, ma è una mia opinione”.

A proposito, spesso si dice che i giocatori chiedano ai club rimborsi non in linea con il periodo economico che vive il Paese.

“Io penso che un giocatore sia libero di fare una richiesta ed il club sia libero di accettarla, rispettando fino in fondo gli accordi, o meno”.

Le è mai accaduto di avere problemi in tal senso?

“Solo in un caso.

Per il resto devo dire che tutti si sono comportati bene con me”.

Parliamo di obiettivi, a breve e medio termine.

Quali si è posto?

“Quest’anno mi piacerebbe chiudere al terzo posto in campionato.

Abbiamo le qualità per riuscirci e ci proveremo.

Per il resto, mi sento bene e faccio una vita da atleta, quindi proverò a vincere qualche altro campionato, prima di smettere”.

Ed una volta appesi gli scarpini al chiodo cosa farà?

“Un giorno, mi piacerebbe allenare una prima squadra o un settore giovanile importante”.

Quale qualità deve avere innanzitutto un tecnico?

“Bisogna essere forti a livello mentale.

Se un allenatore riesce a farsi dare il fritto in campo dai suoi giocatori, allora vuol dire che è bravo.

Bisogna avere la capacità di entrare nella testa dei calciatori e non tutti ci riescono”.

Quindi, un giorno la vedremo in panchina…

“La speranza è quella.

Non sono arrivato ad alti livelli da giocatore, spero di riuscirci in futuro da allenatore.

Vi svelo un retroscena: se Ferretti riuscirà ad andare ad allenare in B un giorno, mi porterà con sé nel suo staff.

Gliel’ho chiesto e lui mi ha detto di sì (ride)…”.

In bocca al lupo ad entrambi.

“Crepi”.