ESCLUSIVA SPORTINORO, MARCO SANSOVINI: IL BEPPE VIOLA, L’ATLETICO 2000, LA ROMA E ZEMAN

Pagliarolienrico 5 aprile 2013 Commenti disabilitati su ESCLUSIVA SPORTINORO, MARCO SANSOVINI: IL BEPPE VIOLA, L’ATLETICO 2000, LA ROMA E ZEMAN
ESCLUSIVA SPORTINORO, MARCO SANSOVINI: IL BEPPE VIOLA, L’ATLETICO 2000, LA ROMA E ZEMAN

L’attaccante de La Spezia si confida e ci racconta la sua esperienza di calciatore. Dagli inizi con la maglia dell’Atletico 2000 all’incontro con Zeman.

Continua il viaggio alla scoperta dei Top Player. Oggi abbiamo intervistato Marco Sansovini, bomber de La Spezia. L’attaccante scuola Roma, pur non avendo preso parte al torneo, si ricorda benissimo di questa manifestazione e dell’importanza che riveste nel panorama calcistico laziale.

Marco, te hai affrontato campionati importanti, nella tua carriera, che ricordo hai del Beppe Viola?

Sicuramente il Beppe Viola è uno dei tornei, se non il torneo, più importante che viene fatto nel Lazio. E’ un torneo che ha una tradizione importante, il fatto che dalla prima edizione sono passati trent’anni la dice tutta sull’importanza che questa manifestazione ha nella nostra regione. Io mi ricordo, da ragazzino, che quando facevamo i giovanissimi, tutti parlavano del Beppe Viola.

Sappiamo che la tua carriera parte dall’Atletico 2000 dove sei cresciuto prima di approdare alla Roma. Come è stata l’esperienza con le giovanili giallorosse?

Io sono arrivato alla Roma dall’Atletico 2000 e partendo dagli Allievi Provinciali, sono riuscito ad arrivare fino alla Primavera. Gli anni con la Roma li ricordo con grande piacere perché sono stati gli anni più belli dove mi sono formato come calciatore.
Dalla Roma passi in prestito a Foggia e qui inizia il periodo brutto della tua carriera …

Si di quei due anni mi ricordo benissimo la Clinica Villa Stuart (ride ndr). Sinceramente sono stati gli anni più negativi della mia carriera perché a distanza di pochi mesi mi sono rotto tutti e due i legamenti crociati. Li un po’ la giovane età, un po’ l’incoscienza mi hanno portato a non mollare e a non lasciare la carriera di calciatore. Inoltre devo anche dire grazie al Professor Mariani che mi ha operato e alla mia famiglia che mi è stata molto vicina e mi ha aiutato nei periodi difficili del recupero.

La rinascita porta arriva in Coppa Italia con il Viareggio; la tua nuova squadra.

A Viareggio posso dire di aver cominciato la mia carriera da professionista. Venivo da due infortuni molto seri e li è stato come uscire da un incubo.

Tanta gavetta nell’allora Serie C, con un’esperienza breve ma intensa in quel di Tivoli …

Si, a Tivoli è stata un’esperienza positivissima anche dal punto di vista realizzativo. Di quell’anno ho dei ricordi bellissimi a cominciare dalla vittoria 5 a 2 in un derby con la Lodigiani in cui segnai una doppietta, fino ad arrivare alla incredibile e rocambolesca salvezza a Gela. Una vera e propria impresa perché ci davano tutti per spacciati e invece, alla fine, siamo riusciti a salvarci.

Poi la tua prima avventura a Pescara, una piazza a che ti ha dato e alla quale hai dato tanto.

Quando arrivai a Pescara la società era stata acquistata da poco dalla nuova proprietà. Piano, piano la società si è data la sua organizzazione e abbiamo fatto un campionato straordinario in una piazza importante e molto esigente, gettando le basi per le stagioni future.

Anche in Serie B si accorgono delle tue prodezze e arriva la chiamata dal Grosseto del Presidente Camilli, come è andata all’esordio con la serie cadetta?

Si in serie B e’ stato il mio personale debutto. Abbiamo fatto un’annata positiva sotto tutti gli aspetti ottenendo il miglior piazzamento di sempre della società toscana. Anche personalmente non mi posso lamentare perché, al primo anno in Serie B, sono riuscito a mettere a segno 15 goal. Col Presidente Camilli il rapporto è stato buono, lui è un presidente vulcanico. Nonostante questa stagione i risultati, però, sono dalla sua parte perché è riuscito a portare una società come il Grosseto dalla Serie D alla Serie B in pochi anni e non è da tutti.

Veniamo alla scorsa stagione, all’incontro con il maestro Zeman. Con il boemo avete raggiunto la promozione in Serie A, giocando il miglior calcio della cadetteria. Che ricordo hai del mister e dei tuoi compagni di reparto Insigne e Immobile?download

Mister Zeman mi ha insegnato tanto. Con lui sono passato da prima punta ad esterno in un attacco a tre. E’ un mister meticoloso che chiede il massimo ai suoi giocatori sia dal punto di vista atletico, sia dal punto di vista tattico. Devi sposare subito la sua filosofia di gioco e di metodica di allenamento per entrarci in sintonia. Dei miei due compagni di attacco posso dire che Lorenzo (Insigne ndr) non mi aspettavo fosse così forte. Allenamento dopo allenamento mi ha stupito e poi ha fatto quello che tutti sappiamo e si sta consacrando in una piazza difficile come quella di Napoli. Per Ciro (Immobile ndr) vale lo stesso discorso anche se adesso non sta vivendo un periodo positivo. Anche personalmente è stata una stagione da ricordare con tanti goal e con una promozione da ricordare.

Nonostante i tanti goal segnati, il rammarico è di non essere ancora arrivato nella massima Serie. Infatti, dopo Pescara, sei passato allo Spezia che, partito per lottare per il campionato, ora si trova impantanato nella zona calda della classifica, nonostante i tuoi 18 goal.

Sicuramente ho il rammarico di non aver ancora avuto l’opportunità di giocare nella massima Serie A. Detto questo ancora ci spero e sognare non costa nulla. La Spezia è una piazza importante con programmi ambiziosi. Come organico siamo una squadra composta da giocatori importanti, per questa categoria, ma sicuramente non siamo lo “schiacciasassi” che tutti pronosticavano ad inizio campionato. Sicuramente le cose non stanno girando come dovrebbero visti anche i tre cambi tecnici. Adesso dobbiamo lottare per salvarci il prima possibile. Dal punto di vista personale, però, devo dire che 18 goal non sono pochi, anche se l’obiettivo più importante è centrare la salvezza con la mia squadra.

Tu sei uno dei pochi che, partendo dal calcio giovanile dilettantistico, sei arrivato al professionismo. Vuoi dare un consiglio ai ragazzi che prenderanno parte al Beppe Viola?

Il consiglio che posso dargli è quello di divertirsi. La cosa essenziale è divertirsi ma farlo con una grande passione e sapendo che se si vuole arrivare a primeggiare si devono fare tanti sacrifici. Però ripeto a quest’età i ragazzi devono prima pensare a divertirsi a stare bene con i compagni e ad affrontare questa manifestazione coscienti che è una manifestazione importante che va si affrontata con spensieratezza ma anche con una buona dose di impegno e sacrificio.

A questo punto i saluti e i ringraziamenti sono d’obbligo.

Visto che abbiamo parlato di settore giovanile, non posso che salutare e ringraziare mister Mauro Bencivenga che mi ha allenato alla Roma. Metà delle cose che faccio è marito suo. Mi ha insegnato tanto sia dal punto di vista calcistico, sia dal punto di vista umano. Se avessi un settore giovanile, sicuramente lo affiderei a Bencivenga. Per questo motivo gli mando un “grosso” abbraccio.

di Enrico Pagliaroli.