Eccellenza di interesse nazionale, che senso ha una ripartenza del genere?

Andrea Dirix 9 Febbraio 2021 Commenti disabilitati su Eccellenza di interesse nazionale, che senso ha una ripartenza del genere?
Eccellenza di interesse nazionale, che senso ha una ripartenza del genere?

Nella tarda serata di venerdì 5 febbraio, al termine di una riunione che si è protratta per ore e che ha coinvolto i vertici della Lega Nazionale Dilettanti ed i delegati facenti capo a tutti i Comitati Regionali, la LND ha disposto l’avvio dell’iter per il riconoscimento del cosiddetto “Interesse Nazionale” del Campionato di Eccellenza.

Una decisione sofferta ed arrivata al termine di un dibattito acceso e nel quale non sono mancate le ragionevoli perplessità espresse da parte di almeno cinque regioni circa l’eventuale ripresa.

Eventuale, sottolineiamo, non significa certa.

Tutt’altro.

L’assemblea ha infatti dato delega al Presidente Cosimo Sibilia di “sottoporre all’esame della FIGC le condizioni per consentire la predisposizione di un protocollo sanitario ad hoc per tale tipo di attività, la richiesta di un contributo straordinario da parte della FIGC per garantire l’effettuazione dei tamponi e della sanificazione degli ambienti con esonero, o comunque, con una forte riduzione delle spese a carico delle Società, nonché di richiedere al Consiglio Federale della FIGC la deroga relativa ai format dei campionati in ambito regionale anche con richiesta in deroga all’articolo 49 delle NOIF, di non dar luogo a retrocessioni e di consentire il mantenimento della categoria per le Società che dovessero rinunciare alla prosecuzione dell’attività per difficoltà economiche”.

Tradotto in termini più accessibili, l’appena rieletto numero uno della Lega Nazionale Dilettanti dovrà prima attendere l’esito dell’Assemblea Elettiva della FIGC fissata per il prossimo 22 febbraio (nella quale concorrerà anche il dirigente di origini irpine, ndr) e poi attendere che venga indetto il primo Consiglio Direttivo del nuovo quadriennio olimpico, ipotizzabile per la prima settimana di marzo, ossia nei giorni in cui termineranno gli effetti del dpcm attualmente in vigore.

In quella sede, la Lega Nazionale Dilettanti presenterà le proprie richieste di ristori per le società dilettantistiche partecipanti ai vari campionati sparsi per l’Italia, chiedendo (rilevanti) contributi economici che permettano loro una ripresa in massima sicurezza.

Senza contare che gli organismi calcistici dovranno comunque passare per l’approvazione del nuovo governo (le consultazioni sono ancora in atto), specie di quelle del nuovo titolare del dicastero dello Sport e delle Politiche Giovanili rimasto vacante dopo l’uscita di scena del Ministro Vincenzo Spadafora.

Una matassa tutt’altro che semplice da dipanare, perché non è affatto scontato che la FIGC si prenda in carico di erogare una cifra ingente per consentire la ripresa di quello che, ahinoi, è pur sempre e soltanto il quinto torneo calcistico nazionale per ordine d’importanza.

Un campionato che, peraltro, nel caso di applicazione della ventilata deroga all’articolo 49 delle NOIF (che stabilisce i criteri dei campionati prima e non durante la loro effettuazione) rischierebbe di vedersi svilito, svuotato di gran parte del proprio interesse e di fatto relegato al rango di una sorta di torneo ad inviti.

Uno scenario desolante e che, ci perdoneranno i fautori della ripresa ad ogni costo, francamente ci auguriamo di risparmiarci.

Anche perché, come era inevitabile attendersi, la sola notizia dell’eventuale ripresa del massimo campionato regionale ha scatenato l’ira funesta di tutti coloro che partecipano ad altri tornei (dilettantistici e giovanili) e che avrebbero pari diritto di scendere di nuovo in campo.

Un universo di società e di atleti che il covid ha costretto a fermarsi, generando una catena di implicazioni e problematiche di complicatissima risoluzione.

È inutile girarci intorno: la ripresa dei campionati di Eccellenza ha ben poco di romantico, ma ha ragione d’essere solo per mantenere inalterati i ranghi della Serie D in vista della prossima stagione.

Nell’eventualità che i venti Comitati Regionali non fornissero i nomi delle rispettive vincitrici al termine dell’attuale stagione, alla D probabilmente non rimarrebbe altro scenario se non il blocco delle retrocessioni, fattispecie che ovviamente si farà del tutto per evitare e che comunque verrà sancita soltanto all’indomani dell’ultima giornata del torneo per evitare che gli ultimi mesi si trasformino in uno spettacolo senza valore alcuno.

D’altronde, è ancora ben vivida la memoria delle polemiche roventi generate dalle retrocessioni d’ufficio stabilite nella scorsa estate.

A nostro umile avviso, la vera priorità per il nostro calcio non è rappresentata dalla ripresa di un campionato che ormai è fermo dalla fine di ottobre, ma dovrebbe essere convenientemente indirizzata ad un piano concreto ed effettivo di aiuti per la base del nostro calcio, salvaguardando società che sono sull’orlo del fallimento e prendendo idealmente per mano gli atleti dalla scuola calcio all’agonistica di settori giovanili che s’interrogano sul loro futuro.

Al termine della tragedia planetaria che stiamo vivendo ormai da un anno, lo sport dovrà rivestire un’importanza sociale ancor maggiore rispetto al passato.

Ecco perché consideriamo vitale che tutte le parti in causa si concentrino sulle vere priorità e non ci costringano ad assistere a teatrini stucchevoli ed a disarmanti rimpalli di responsabilità.

Piuttosto, si impieghino i prossimi mesi ad elaborare un piano di ripresa sicuro e stabile per tutti.

Solo così il calcio tornerà pienamente ad essere quello sport meraviglioso che ci fa battere il cuore.

Tutti noi mordiamo il freno, tutti vorremmo immediatamente tornare a respirarne le emozioni, praticandolo o raccontandolo, ma crediamo che quel momento non sia ancora arrivato.

Rendiamo produttivi questi giorni di attesa, non adottiamo estemporanee soluzioni tampone.

Proviamo, tutti insieme, a gettare le basi per un futuro più appagante.