Il calcio italiano piange Franco Janich, gentiluomo senza tempo

Andrea Dirix 2 dicembre 2019 Commenti disabilitati su Il calcio italiano piange Franco Janich, gentiluomo senza tempo
Il calcio italiano piange Franco Janich, gentiluomo senza tempo

Franco Janich ci ha lasciati questa mattina.

Da qualche tempo lottava stoicamente con un male che alla fine ha avuto la meglio anche sulla sua solida tempra friulana.

Era nato il 27 marzo del 1937 a Palmanova, non lontano da Udine, e da lì era partita la sua straordinaria avventura nel mondo del calcio, cominciata da Bergamo e proseguita nella Lazio, dove ebbe modo di incontrare colui che probabilmente fu l’uomo del suo destino, quel Fulvio Bernardini, ex leggenda della Roma, che dopo tre anni in biancoceleste lo portò con sé a Bologna.

Lì, guidato dall’indimenticato “Fuffo” ed alla corte del Presidente Renato Dall’Ara, vinse, da libero titolare, il settimo scudetto del club felsineo, battendo la grande Inter di Helenio Herrera in un memorabile spareggio allo Stadio Olimpico di Roma il 7 giugno 1964.

A Bologna trascorse undici stagioni, vincendo anche due coppe Italia ed una Mitropa Cup, trofei di cui andava giustamente assai fiero.

Conclusa con 427 presenze in Serie A la carriera da calciatore, ne intraprese un’altra da dirigente sportivo, lavorando nuovamente nella Lazio, nel Bologna, nel Napoli e nel Bari.

Nel corso degli anni aveva fissato nella cittadina di Nemi la sua dimora e grazie al suo carattere sempre aperto e scherzoso con tutti ci aveva messo davvero poco ad entrare nel cuore della gente.

Aveva prestato la sua incredibile esperienza anche al nostro calcio regionale, collaborando con club come Diana Nemi e Pomezia.

Tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo oggi lo piangono e ricordano con un velo di malinconia quelle lunghe chiacchierate intrise di aneddoti e di battute.

Sarà possibile dare a Franco Janich l’ultimo saluto nella giornata di mercoledì a Ciampino.

Tutti noi abbiamo perso quest’oggi un Uomo buono, schietto ed onesto, ma il dolore causato dal suo commiato non deve offuscare, né scalfire la memoria di quella che forse è la sua lezione più preziosa: mai prendere la vita troppo sul serio.

Figuriamoci il calcio.

Ciao, Franco.

 

(Fonte foto: ilmamilio.it)