Aprilia, Bussi lascia un’eredità d’oro: “Andrò via, ma resta un’esperienza stupenda. Il rigore? Ero tranquillo, dedico il gol alla mia Yasmin”

Andrea Dirix 12 giugno 2017 Commenti disabilitati su Aprilia, Bussi lascia un’eredità d’oro: “Andrò via, ma resta un’esperienza stupenda. Il rigore? Ero tranquillo, dedico il gol alla mia Yasmin”
Aprilia, Bussi lascia un’eredità d’oro: “Andrò via, ma resta un’esperienza stupenda. Il rigore? Ero tranquillo, dedico il gol alla mia Yasmin”

Chiamatelo pure Uomo della Provvidenza.

Sarà stato un caso o magari il Destino, quello con la D maiuscola tanto per restare in tema, ma le reti che hanno schiuso il Paradiso all’Aprilia, quella con il Città di Monte San Giovanni Campano e poi quella con il Sasso Marconi, le ha firmate entrambe lui e sempre dagli undici metri.

D’altronde, Cristiano Bussi è uno che le spalle grosse ha sempre mostrato di averle, in campo e nella vita.

Attaccante di razza con chiare attitudini fisiche e tecniche per palcoscenici d’altra categoria, peraltro più che dignitosamente calcati fino ad un paio di stagioni fa, ier era uno dei più felici nel gaudente spogliatoio delle Rondinelle.

Chi mastica calcio sa bene quanto sia duro arrivare al successo.

Tagliare il traguardo ed alzare le braccia al cielo impone sacrifici di varia natura a prescindere dalla categoria.

Pochi sanno che ieri Bussi, artefice di una prestazione monumentale, al pari di tutti i suoi compagni, per indossare la numero 9 e piantarsi come sempre al centro dell’attacco apriliano (con licenza di svariare su tutto il fronte offensivo, quando Casimirri e Scibilia erano costretti ad abbassarsi, ndr) ha dovuto imbottirsi di farmaci.

Stringendo i denti, è riuscito ad avere la meglio su un fastidioso stiramento ai legamenti di una caviglia ed il dio del calcio (perchè esiste, non dubitatene) lo ha ripagato, affidando a lui il tiro della consapevolezza e della gioia.

Il tiro che ha riportato l’Aprilia nella massima categoria dilettantistica a soli dodici mesi da una retrocessione sanguinosa lo ha scagliato materialmente lui, anche se su quel pallone hanno soffiato tutti, dal presidente Tassinari, a mister Venturi, passando per i compagni di squadra.

 

 

Cristiano, cosa ti è passato per la testa nel momento in cui stavi per scoccare il tiro dagli undici metri?

“Le fatiche ed i sacrifici di un anno intero.

Non eravamo partiti con l’obiettivo di arrivare così in alto, ma attraverso l’impegno di ogni singolo componente l’Aprilia è tornata dove merita”.

cristiano bussi

Quel pallone pesava una tonnellata, anche se tu non sei nuovo ad assumerti responsabilità simili.

Non a caso, hai realizzato anche quello che vi assegnato definitivamente il secondo posto contro il Città di Monte San Giovanni Campano.

“Io ero il rigorista della squadra e dunque era giusto che lo battessi io.

E’ vero, mi sono preso una grande responsabilità, però ero tranquillo.

Sapevo che avrei fatto gol.

In allenamento ne provo tanti.

Ho questo modo un po’ particolare di calciarli, poi se il portiere riesce ad intuire la traiettoria, gli faccio i complimenti.

Ieri sono stato più bravo io (sorride)…”.

A chi lo dedichi?

“Non ho dubbi: è tutto per Yasmin, la mia fidanzata.

Tra lavoro e pallone non riesco a dedicarle tutto il tempo che vorrei, ma lei riesce comunque a starmi vicino in ogni istante.

Un ringraziamento voglio farlo invece al mio amico Tommaso Gamboni.

Se sono venuto qui ad Aprilia, il merito è essenzialmente suo.

E’ stato lui a fare il mio nome l’estate scorsa…”.

bussi aprilia

Eri reduce dallo sfortunato play-off dell’anno precedente con la maglia dello Sporting Città di Fiumicino.

E’azzardato chiederti se ieri ti sei tolto un peso?

“E’ così.

L’anno scorso avevamo una squadra fortissima ed eravamo tutti convinti che ce l’avremmo fatta.

Invece è andata come è andata ed è stata una delusione difficile da superare.

Sotto certi aspetti, il rigore di ieri ha rappresentato una liberazione”.

Il vostro è un trionfo che parte da lontano.

Nel girone di ritorno siete stati autori di una rimonta straordinaria.

“Merito della forza di un gruppo che ha saputo compattarsi sempre di più con il trascorrere delle giornate.

Il momento-chiave?

Per me è stato quando eravamo tutte lì, noi, l’Audace, la Vis Artena ed il Colleferro, seprate di un punto l’una dall’altra.

Lì abbiamo sentito che potevamo farcela, anzi abbiamo capito che ce l’avremmo fatta.

Mi piace sottolineare il lavoro del mister che è stato eccezionale.

Con Venturi si è creato un bellissimo rapporto di amicizia.

Gli auguro di continuare a far vedere ad Aprilia, oppure altrove, le sue grandi qualità”.

venturi-aprilia

Il futuro di Cristiano Bussi sarà ancora tinto di biancazzurro?

“Al 99% dico di no.

Purtroppo gli impegni di lavoro mal si conciliano con quelli di un campionato come la Serie D.

Di Aprilia rimarrà però un ricordo bellissimo, uno dei più gratificanti della mia carriera calcistica.

Ne approfitto per ringraziare quei tifosi che ci sono stati sempre vicino.

Ieri allo stadio c’era una buona cornice di pubblico e questo fa rendere di più qualsiasi giocatore.

Una squadra come l’Aprilia merita di esser sempre supportata dalla sua gente in quel modo e purtroppo quest’anno è accaduto raramente…”.

Per il futuro che obiettivi ti proponi?

“Nell’immediato ci riposiamo e ricarichiamo un po’ le batterie.

Dopo mi auguro di esser chiamato da un’altra piazza importante come Aprilia e vivere un’altra stagione da protagonista in Eccellenza”.