PAOLO CONTI, DAL SAN CESAREO AL BRESCIA PRIMAVERA, SENZA PASSARE DAL VIA

redazione 4 gennaio 2013 Commenti disabilitati su PAOLO CONTI, DAL SAN CESAREO AL BRESCIA PRIMAVERA, SENZA PASSARE DAL VIA
il forte centrale difensivo della juniores Nazionale del San Cesareo di Coscia, Paolo Conti, a un passo dal Brescia

il forte centrale difensivo della juniores Nazionale del San Cesareo di mister Coscia, Paolo Conti, a un passo dal Brescia

Il possente centrale difensivo (1.85 di altezza, classe 1995) del San Cesareo si racconta ai nostri microfoni poco prima di apporre la firma sul contratto che lo legherà alle rondinelle bresciane, dove verrà aggregato in pianta stabile alla Formazione Primavera allenata dal croato Ivan Javorcic. In questa prestigiosa Primavera (fucina di campioni e campionissimi come Andrea Pirlo, Aimo Diana, Roberto Baronio, Sergio Volpi, Eugenio Corini, Omar El Kaddouri), già da settembre, milita un altro gioiello del nostro settore giovanile, il coetaneo Alessandro Biagiotti, ex centrocampista dell’Urbetevere.

A cura di Giovanni Crocè

 

Paolo, il Brescia, dopo Biagiotti ha preso gusto nel cercare talenti dalle nostre parti, che cosa provi ora?

 

La scaramanzia deve essere massima e quindi io ancora non posso sentirmi un calciatore tesserato per il Brescia visto che personalmente andrò per la seconda volta in pochi mesi a Brescia il 14 gennaio e là sarà la data chiave per chiudere tutto. Visite mediche e firma del contratto assieme a quella apposta dai miei genitori che saranno in Lombardia anche loro, visto che tuttora sono minorenne, essendo del settembre del 1995, devono controfirmare anche loro il trasferimento.

 

Tu hai giocato al San Paolo ostiense fin dalla scuola calcio e fino agli allievi, poi Allievi Elite con la Romulea e dopo appena 4 mesi nella Juniores Nazionale del San Cesareo, questa bella sorpresa, sapevi di essere seguito?

 

No, nella maniera più assoluta, ed ero già contento di dove stavo, ossia al San Cesareo alle dipendenze di mister Roberto Coscia, perché mi piaceva il campionato Juniores Nazionali, per me c’è troppa pubblicità solo e soltanto nella Juniores Elite, mentre anche da noi si gioca un gran calcio, almeno per tre quarti delle squadre impegnate nel girone unico. Quando me lo hanno detto, ricordo fosse metà novembre, e il nostro direttore sportivo, Claudio De Fusco, mi mostrò la richiesta scritta di essere “provinato” dal Brescia calcio, ero a rilassarmi su un lettino del nostro spogliatoio, ignaro di tutto e un altro po’ e cadevo dall’emozione. Sono stato 3 giorni ad allenarmi là, e a quanto pare sono andato bene, mi rivogliono su!

 

Che cosa si prova ad allenarsi nel centro tecnico di Coccaglio, praticamente a breve distanza da dove si allenano i calciatori di mister Alessandro Calori, in serie B?

 

Hai toccato la parte più bella e importante del discorso, nel senso che è davvero incredibile quello che un non professionista sente dentro al notare tutta quella cura dei particolari, quei campi tutti in erba naturale e curatissimi, uno staff che pensa anche a cose che non avevi mai immaginato si potessero dare a un atleta delle giovanili. E’ una molla fortissima provare a entrare in un sistema iperprofessionistico e restarci a lungo.

 

Differenze nell’allenarti coi ragazzi del Brescia Primavera di Ivan Javorcic (ex mediano proprio delle rondinelle lombarde tra A e B, prima per tre anni impegnato nella formazione Beretti del presidente Corioni) ?

 

Quello che mi ha dato più tranquillità è che a livello fisico e tecnico ho avuto l’impressione di poterci stare in quel gruppo, perché ho notato certamente un distacco tra me e il resto della rosa a livello di affiatamento e soprattutto di intensità fisica, ma non così netto da farmi pensare “non sono all’altezza del Brescia Primavera”. E questo è un ulteriore ringraziamento al bel lavoro che ho fatto in tutti questi anni nel nostro settore giovanile. Prima ancora di San Cesareo, San Paolo Ostiense, dove ho trascorso gran parte della trafila e poi Romulea, sono stato in una piccola scuola calcio del mio quartiere, l’Eurolimpia, visto che io sono dell’Eur Laurentina. Tutto è cominciato là, ma è bene non pensarci, potrei sentirmi male (dice ridendo, ndr). Sento di dover dire grazie a tutti a prescindere da come andrà questa avventura.

 

Aria laziale e romana che si inizia a respirare a pieni polmoni, nella produttiva e industriale Brescia, lì da qualche mese c’è Alessandro Biagiotti, ex Urbetevere…

 

Già, ed è inutile dirlo, quando un romano incontra un altro romano “fuorisede”, è superbo nel fargli da cicerone, da guida. Ricordo che a metà novembre, quando provai nei famosi tre giorni a Brescia, feci un allenamento e poi andai dritto al convitto per i ragazzi di fuori Brescia, messo a disposizione dalla società e conobbi subito Alessandro. Dopo poche ore eravamo già in giro per la città con lui che cercava di spiegarmi il più possibile di Brescia. Davvero una bella squadra a livello di gruppo, non manca nulla per ridurre il mio distacco personale da Roma, se avverà.

 

Te lo auguriamo, e parlando del San Cesareo, cosa senti di dire alla tua società attuale?

 

Che se firmerò e andrà tutto bene avrò in mente da subito, oltre a qualche flashback dei miei genitori, e dei miei amici più cari, anche tanti del San Cesareo che mi rimarranno nel cuore. In fin dei conti se mi sono messo in mostra è anche grazie alla protezione che mi offrivano gli altri compagni di reparto, altrimenti un difensore centrale rimane travolto e fa brutta figura anche se si chiama Ranocchia o Thiago Silva.

 

A proposito di grandi stopper, chi è il tuo mito?

 

Come ti ho accennato, nel mio ruolo, quello di centrale marcatore, apprezzo tanto Andrea Ranocchia dell’Inter, anche se sono romano e romanista, poi da fan giallorosso, sono stupito del poco ricorso che fa Zeman alla grinta e alla professionalità di Nicolas Burdisso, che è sempre il primo difensore che mi viene in mente, per la forza che mette in ogni gara. E poi, se guardo a un “mostro” che è già nell’olimpo più o meno alla mia età, forse capisco perché “Nico” (Burdisso ndr) gioca poco, visto che sempre nella Roma, il brasiliano Marquinhos è del 1994 ma sembra un professionista consumato.

 

Che rapporto hai avuto con mister Roberto Coscia, tuo ultimo coach a San Cesareo?

 

E’ un ottimo allenatore, perché ti motiva al meglio quando vai in campo e sa subito con chi parla, capisce le personalità che lo circondano ed è in grado di trovare la frase giusta per ogni giocatore. Io non ho giocato sempre, ma nelle 10 gare di quest’anno in campionato (sulle 13 totali del San Cesareo Juniores Nazionale), tutto è andato per il meglio. Questo evidentemente mi ha aiutato ad essere apprezzato anche dal Brescia.  Certe volte il mister mi pungolava con la forza dell’ironia, anche se secondo me stavo andando bene, e mi diceva spesso, in partita “Paolo guarda che ti cambio!”.

 

Qualche ragazzo che ricorderai con affetto di questi 4 mesi nella squadra di Mister Coscia?

 

Simone Dominici, bravissimo ragazzo oltre che mio compagno di squadra, perché mi ha dato un bell’aiuto anche a livello logistico, dato che mi veniva a prendere e mi riportava a casa mia per tutti gli allenamenti da e per San Cesareo. Io abito all’Eur, lui sulla Cassia, Roma Nord. Quindi ha sempre fatto discreta strada per aiutarmi ad arrivare puntuale a San Cesareo per allenarmi. Un grazie sentito a lui ed ai suoi genitori, dunque è d’obbligo, in un mondo dove banalizziamo anche queste piccole cose!

 

Possibile che il Brescia calcio, pur con l’abbondanza di talenti nella nostra regione, sia stata l’unica professionista ad accorgersi di te nel nostro calcio?

 

No, anzi. Ho avuto l’onore di provare per ben 4 volte di fila in periodi diversi quando ero piccolissimo per la mia Roma, l’ultima quando avevo circa 12 anni, non un secolo fa. Addirittura nell’ultima di queste, sono stato tenuto a Trigoria per un mese intero ad allenarmi con gli altri piccoli romanisti, all’epoca in cui ero ancora del San Paolo Ostiense. Ma tutte le volte sono stato rimandato al mittente con le classiche frasi del tipo “le faremo sapere”. Non ti nascondo che un certo orgoglio, adesso, c’è, perché ti gratifica di quanto hai creduto in te e saputo rinunciare alle piccole sciocchezze, come le uscite con gli amici. Il sogno di vestire la maglia giallorossa è quello supremo, chissà.

 

Desideri di Paolo Conti a livello personale e per il nostro calcio in questo 2013?

 

Per me sogno un contratto da professionista e prima ancora  vorrei diventare titolare fisso nella primavera del Brescia, con un bell’ambientamento da Roma alla Lombardia. Per il calcio, beh, vorrei vedere meno piagnistei contro gli arbitri tanto da parte di professionisti superpagati quanto dai calciatori dilettanti: che rispettassero di più anche le decisioni più avverse. Maltrattando gli arbitri si dà ancora troppa ragione a chi disprezza il calcio e quello italiano in particolare.

 

Un personaggio del calcio e uno di un altro mondo col quale Paolo Conti vorrebbe trascorrere una sera a Cena?

 

Mi piacerebbe, da romanista, incontrare a cena mister Zdenek Zeman, perché giuro di stimarlo tantissimo ma altrettanto con certezza garantisco che non riesco a capirlo sempre, quando parla in conferenza stampa, ed è un personaggio che mi affascina. Al di là di lui, vorrei conoscere da vicino Bruce Willis, l’attore, e gli chiederei come fa a rimanere con soltanto qualche graffio dopo aver girato anche di persona, senza stuntman, certe scene da brivido con mille esplosioni, nei suoi film d’azione!

 

Faccio a te una domanda che ho fatto ad altri talenti delle nostre juniores in difficoltà a scuola, che studente sei?

 

Premesso che se andrò a Brescia finirò subito la scuola là perché non sono mai stato bocciato e io al “pezzo di  carta” della maturità scientifica ci tengo non poco, ho sempre avuto un buon rapporto coi miei professori, so di andare in controtendenza. Ma forse sono rari i miei prof, perché so anche io che per altri miei amici “calciatori” non c’è la stessa percezione. Con me sono sempre stati comprensivi, sapevano del mio tentativo di fare calcio ad alto livello. E dall’altro lato, quando mi programmavano un’ interrogazione o un compito in classe, io ho sempre cercato di non deluderli e di farmi trovare decentemente preparato. Un patto bilaterale tra me e loro, i prof, che spesso ha funzionato bene.

 

Paolo Grazie a te e in bocca al lupo per la tua carriera, ovunque tu vada.

 

Grazie a te, e ai lettori di sportinoro, a tutto lo staff del San Cesareo e a quelli delle società che mi hanno fatto maturare e mi faranno crescere ancora, come atleta e come persona.