CAPUTO: “MI SENTO UN LEONE IN GABBIA, APRITELA E NON VE NE PENTIRETE”

Andrea Dirix 4 giugno 2014 Commenti disabilitati su CAPUTO: “MI SENTO UN LEONE IN GABBIA, APRITELA E NON VE NE PENTIRETE”
CAPUTO: “MI SENTO UN LEONE IN GABBIA, APRITELA E NON VE NE PENTIRETE”

L’amarezza per l’esonero subito ad Ostia dopo due anni e mezzo di intenso lavoro sembra ormai un lontano ricordo.

Piuttosto, in Paolo Caputo prevale il desiderio feroce di rimettersi in pista dopo un periodo contrassegnato da profonde riflessioni, ma anche da un’attenta analisi sull’attuale panorama del nostro calcio.

Lo abbiamo contattato e lui si è non si è sottratto alle nostre domande.

Con la sincerità che lo contraddistingue da sempre.

 

Caputo, chiudiamo il cerchio.

Cosa le rimane dell’Ostiamare a distanza di qualche mese dall’addio?

“Ad Ostia ho lasciato un pezzo di cuore.

I primi due anni sono stati fantastici: nel primo abbiamo immediatamente centrato il salto di categoria, mentre nel secondo abbiamo disputato un ottimo campionato di Serie D, nonostante una partenza non brillantissima come peraltro avviene spesso alle mie squadre”.

Immagino che nell’ultimo periodo abbia fatto un’analisi approfondita dei motivi che hanno condotto il club lidense ad esonerarla.

Che risposte si è dato?

“Sono consapevole di aver sbagliato qualcosa e di averci messo del mio, anche se rammento che sono stato esonerato nel momento in cui eravamo sesti a nove punti di distanza dalla prima.

Tuttavia, non ho fatto alcuna polemica allora e non intendo certo farne ora.

Al presidente Lardone ed al direttore sportivo Quadraccia sono legato da una profonda amicizia.

D’altronde, ho sempre preferito pagare in prima persona, piuttosto che scaricare le responsabilità sugli altri.

Diciamo che la colpa che mi attribuisco è stata probabilmente quella di rilassarmi un po’ troppo il terzo anno…”.

Tra gli allenatori professionisti c’è chi dice che in una piazza non si può restare più di tre o quattro anni, senza perdere gli stimoli.

Facendo le debite proporzioni con un calcio come il nostro, dove la parola “continuità” sembra bandita dal vocabolario, lei come la vede?

“Fosse stata un’altra piazza, dopo il secondo anno sarei andato via.

Ad Ostia però ero troppo affezionato ed era dura staccarsi da persone come Lardone e Quadraccia”.

All’Anco Marzio è stato già ufficializzato il nome del nuovo tecnico.

Le piace Chiappara?

“Molto.

E’ un allenatore giovane, ma preparatissimo.

Credo che la società non potesse davvero fare una scelta migliore e non posso che augurare all’Ostiamare tutte le fortune del mondo.

Anzi, vorrei fare una scommessa con il presidente, se permette…”.

Prego.

“Sono pronto a scommettere con lui che alla fine del prossimo campionato l’Ostiamare sarà certamente tra le prime quattro”.

E’ notizia di pochi giorni fa anche l’addio alla maglia biancoviola di Maurizio Alfonsi che, si dice, potrebbe tornare tra i professionisti con la Lupa Roma.

“A Maurizio le qualità tecniche non sono mai mancate.

Con lui ho sempre avuto un buon rapporto dal punto di vista professionale e gli auguro di coronare questo desiderio di giocare di nuovo nelle categorie superiori”.

Parlando delle altre squadre laziali, l’ultima stagione ha incoronato la Lupa Roma, che però adesso è alle prese con la questione-campo.

“Io credo che le esigenze nei confronti delle società da parte della Lega siano davvero troppo alte.

Certo, è un peccato vedere società che ogni domenica spostano il campo di gioco, perchè non ne possiedono uno di proprietà”.

Il prossimo sarà l’anno della Grande Riforma in Lega Pro.

Quali conseguenze avrà, a suo giudizio?

“Sono molto curioso.

A mio avviso, si dovranno prendere in considerazione soprattutto due aspetti: il primo è la crisi economica che certamente è ancora palpabile e condizionerà le scelte dei club, il secondo è la discesa a cascata dei giocatori dalla Lega Pro in giù.

Quest’ultimo aspetto potrebbe contribuire a rialzare il livello di campionati come l’Eccellenza dove ultimamente c’è stata poca competizione per il successo finale”.

Che impronta darà al girone delle laziali l’arrivo di Viterbese, Lupa Castelli Romani e, speriamo, dello stesso Rieti?

“Sono squadre che hanno blasone e fa piacere che tornino in categorie più importanti.

In più, si tratta di società che hanno solidità economiche ed ambizioni per fare bene e questo è un elemento positivo, visto che, Lupa Roma a parte, negli ultimi anni le laziali hanno incontrato qualche difficoltà in D”.

Qualche settimana fa, il patron dell’Anziolavinio, Franco Rizzaro, ha manifestato l’intenzione di lasciare dopo venticinque anni di presidenza.

“Io dico che perdere un imprenditore ed una persona come Franco Rizzaro sarebbe un peccato enorme.

Ho avuto modo di conoscerlo bene nell’anno in cui ho lavorato al Bruschini ed è una persona squisita.

Questi personaggi andrebbero tutelati ed aiutati ad andare avanti”.

Secondo lei, alla fine deciderà di restare in sella?

“Penso di sì.

Per me è più probabile che decida di separarsi dalla moglie Antonella, piuttosto che dall’Anziolavinio (ride)…”.

In Eccellenza stazionano due club cui lei è assai legato dal punto di vista affettivo: Civitavecchia e Cisterna.

“Sono state piazze importanti per me e mi fa piacere che da quelle parti ancora conservino un ricordo positivo del sottoscritto.

Sono ambienti caldi, passionali e meritano di giocare in una categoria diversa.

Non posso che augurarglielo”.

Tornerebbe ad allenare in quelle piazze?

“Sono un tipo passionale e, di riflesso, ambienti del genere, dove si prova amore per la propria squadra, mi darebbero grandi stimoli”.

Premesso che l’orizzonte è ancora assai nebuloso, cosa intravvede nel prossimo campionato?

“E’ ancora presto per dirlo, ma penso che sarà avvantaggiato chi si è mosso in anticipo, come il Ladispoli che ha un presidente serio e che ha scelto un ottimo allenatore come Solimina.

Quando parti tardi, finisci inevitabilmente per pagare dazio”.

Lei è stato un grande centrocampista e negli anni ha dimostrato di sapersela cavare alla grande anche in panchina.

Se la sentirebbe di tornare ad allenare in Eccellenza o ritiene di dover ambire ormai solo a categorie più significative?

“E perchè non dovrei?

Di regola io non snobbo nessuno e quindi ascolterei tranquillamente una proposta da una squadra di Eccellenza.

Quando allenavo a Civitavecchia, fui chiamato dalla Foglianese ed ascoltai con piacere ciò che avevano da dirmi.

A mio giudizio, bisogna sempre rispettare tutti coloro che ti contattano, perchè da tutti c’è qualcosa da imparare.

Mi piacerebbe però essere chiamato da un club che abbia un progetto preciso in testa”.

Come dovrebbe essere tale progetto, a suo avviso?

“Innanzitutto, dovrebbe essere concreto ed attuabile.

Se poi fosse di durata biennale sarebbe meglio”.

Perchè?

“Perchè in un anno le spese per realizzare qualcosa di importante sono elevate ed i rischi ancora di più.

Due anni ti darebbero modo di impostare il tutto con maggiore serenità, dando anche ai giovani in rosa il tempo di crescere senza affanni”.

A tal proposito, i quattro under obbligatori in Eccellenza rappresentano un tema da sempre controverso.

Qual è il suo giudizio in merito?

“Ricordo che se ne parlava già all’epoca del mio primo anno con la Civitavecchiese.

Io sono dell’opinione che nei giovani bisogna crederci e che deve esserci assoluta identità di idee tra il tecnico e la società da questo punto di vista.

Fosse per me investirei su quelli che sono appena usciti dall’età di lega e continuerei a lavorarci su.

Piuttosto, vedo molte carenze a livello di settore giovanile.

Spesso i ragazzi che ne escono non sono assolutamente pronti per affrontare le categorie”.

Altra questione: play-off sì, play-off no.

Lei sarebbe d’accordo nell’introdurli in Eccellenza?

“Sì, sarei d’accordo e li farei disputare dal secondo al quinto posto, come avviene in D.

Questo alzerebbe l’interesse nei confronti del campionato”.

Lei ha centrato tre promozioni su quattro tentativi nel massimo campionato regionale, eppure è ancora a spasso.

Che risposte si è dato?

“La risposta migliore la dà un tecnico come Gregori che, tre stagioni fa, portò in D la Lupa Frascati e l’anno successivo fece fatica a trovare panchina, oppure un altro come Ferazzoli che ha svolto un ottimo lavoro per tre anni a San Cesareo e che ora lascia.

Al giorno d’oggi i tecnici sono tanti e, a volte, la concorrenza è anche sleale…”.

Cosa intende dire?

“Diciamo che la passione per allenare ce l’hanno in tanti, ma in alcuni casi viene meno il discorso etico.

Nei momenti di crisi alcuni sono avvantaggiati.

Faccio mio un concetto espresso tempo fa dal presidente Lardone: prima i conti della società, poi i risultati”.

Lasciamoci con una parola di speranza.

“La mia personale speranza è di tornare presto ad allenare, dando un contributo a chi crede in me.

La vita mi ha insegnato cosa significa la parola “sacrificio” e su questo genere di valori ho sempre lavorato.

Ho il sangue nelle vene ed in questo periodo mi sento un leone in gabbia.

Non vedo l’ora che questa gabbia si apra per ricominciare a correre”.