BIAGIOTTI (BRESCIA PRIMAVERA): ROMA, IL CR LAZIO E L’URBETEVERE LI PORTO NEL CUORE

redazione 18 febbraio 2013 Commenti disabilitati su BIAGIOTTI (BRESCIA PRIMAVERA): ROMA, IL CR LAZIO E L’URBETEVERE LI PORTO NEL CUORE

Alessandro Biagiotti è già un po’ più avanti dei suoi coetanei nella costruzione del suo sogno, perché già da agosto è passato dall’Urbetevere allievi elite alla Primavera del Brescia Calcio, allenato dall’ex centrocampista croato delle “rondinelle” Ivan Javorcic. A qualche mese di distanza andiamo ad intervistarlo parlando di tutto, tra Urbetevere, Torneo delle Regioni e le avventure di tutti i giorni di un 17enne calciatore romano in Lombardia.

A cura di Giovanni Crocè

 

Il centrocampista Alessandro Biagiotti, classe 1995, da quest'anno in forza alla primavera del Brescia

Il centrocampista Alessandro Biagiotti, classe 1995, da quest’anno in forza alla primavera del Brescia proveniente dagli allievi elite dell’Urbetevere

 

Alessandro Biagiotti, vincitore un anno fa del torneo delle regioni da capitano degli allievi del Cr Lazio, ora lotti per entrare nel centrocampo della Primavera bresciana. Un grande salto?

 

Come potete immaginare benissimo, passare da Roma a Brescia e dall’Urbetevere al Brescia Primavera è quanto di più bello, importante e difficile potesse attendersi il sottoscritto. Se a questo aggiungiamo che io sono quest’anno il più piccolo dell’intera rosa Primavera, anagraficamente parlando, le difficoltà abbondavano. Ma io sono felicissimo qua a Brescia.

 

Sei riuscito a farti spazio nello schieramento di Mister Javorcic? Lui da centrocampista avrà un’attenzione particolare nel ruolo…

 

Vero, ma credo sia tipico di chi ha giocato in un ruolo avere la stessa cura nel selezionare gli uomini per quel reparto. Purtroppo in sincerità sono fermo a 5 presenze complessive e speravo di giocare di più ma il mister mi ha detto più volte, e con lui anche il nostro direttore tecnico Pietro Strada (ottimo centrocampista con Parma e Reggiana negli anni ottanta e novanta n.d.r.), che adesso mangerò la polvere ma sarò uno dei ragazzi del 1995 su cui la società punterà da subito per il gruppo Primavera dell’anno prossimo. E ogni volta che mi alleno e vivo questa realtà credo sempre più che l’anno prossimo questo apprendistato pagherà davvero. Anche perché io ho un accordo per due anni, al compimento dei 18 anni, decideranno se farmi firmare il primo contratto da professionista della mia vita.

 

Tra poco è tempo del torneo delle regioni, tu lo hai vinto con il Cr Lazio Allievi, ma hai anche perso la finale regionale di categoria contro il Savio in maglia Urbetevere, ricordi di quella annata?

 

L’anno scorso ha regalato tante emozioni anche diversissime tra loro, come notavi giustamente tu. Ho vinto da capitano quella manifestazione e francamente ci avevo sempre creduto, eravamo forti, talentuosi e più o meno sono sempre gli stessi ragazzi e lo stesso mister, Giannichedda che proveranno a vincere con la Juniores, quindi possono farcela tranquillamente se c’è anche un pizzico di fortuna. Quanto a quella giornata storta, col gol killer del Savio al 120’, beh, la pagina più dura della mia carriera, finora. Ho dovuto lasciare nei supplementari per un problema muscolare, Schiavon venne espulso, in tanti, da Chiostro a Salini avevano problemi fisici ma non avevamo mollato nulla fino alla fine. Si vede che dovevamo proprio perdere nella maniera più brutta possibile. Ho pianto a dirotto per un paio di giorni filati dormendo da schifo. Nello sport ci sta.

 

Il tuo primo pensiero dopo aver visto l’errore di Rampi, il vostro portiere di quella finale contro il Savio allievi sul neutro di Ostia?

 

Di primo acchitto ho pensato: “no ma non ci posso credere!” ed ero arrabbiato con lui! Ma dopo un paio di secondi mi sono messo anche nei suoi panni e ho pensato solo a consolarlo da amico e capitano, perché in quei casi qualunque cosa si dica di negativo si aggrava solo la situazione psicologica del portiere. Il suo dramma sportivo era il mio e non era il caso di prendersela con lui.

Ma seguo spesso la Juniores, i miei vecchi compagni ora guidati da mister Davide Guida. Perché vedo che possono finalmente zittire quelli che dicono che l’Urbetevere, stringi stringi, arriva sempre seconda bene che vada. Sono speranzoso sul fatto che mettano qualcosa in bacheca.

 

Chi ti manca dei tuoi vecchi compagni?

 

Guarda, in primis proprio Chiostro, io andai all’Urbetevere da bambino proveniente dal Casalotti proprio perché c’era lui, mio caro amico d’infanzia con cui stavo sempre insieme anche in vacanza. E poi un bomber come Simone Salini, così forte e implacabile non lo abbiamo neppure noi nella primavera del Brescia che è un vivaio storico e avrebbe addirittura una “speranzina” di agganciare i playoff, visto che siamo a 12 punti da terzo posto. Nessuno ha la sua cattiveria sottoporta, la sua precisione. Se gli passavo un pallone anche sporco, lui lo lavorava alla perfezione e nei sedici metri era quasi sempre gol. Voglio dire, ha fatto 35 gol in un campionato se non erro, l’anno scorso, e pur non vincendo nulla, prima o poi la ruota girerà presto anche per lui, ne sono sicuro.

 

Il tuo modello di centrocampista?

 

Sono laziale ma stravedo per lo juventino Arturo Vidal, sa fare le due fasi di gioco e segnare come pochi, un vero  atleta totale!

 

L’avversario che vorresti riaffrontare presto?

 

Vittorio Attili, mi manca anche come amico e contro di lui sono sempre state grandi sfide da avversari quando lui era al Tor di Quinto. Ma la prego, scriva che da quando siamo anche più piccoli, fin dai giovanissimi, Biagiotti ha sempre eliminato o battuto Attili e questo per me è motivo di orgoglio, perché per me lui è un fuoriclasse del ruolo. Vederlo alla Monterotondo Lupa da una parte mi inorgoglisce, ma dall’altra secondo me la Lazio a non prenderlo ha fatto un grosso errore e peccato che non sia arrivata anche per lui una chance da fuori regione. Nel mio caso una delle prime persone che ho chiamato per consultarmi è stato proprio il mister Giuliano Giannichedda che mi ha detto di fare armi e bagagli e di non pensarci un attimo a venire a Brescia. Per un centrocampista è il top: da chi ha allevato Pirlo, El Kaddouri, Diana, Baronio, Volpi, Tacchinardi, non puoi che venirne migliorato.

 

Ci sono altri romani là con te?

 

Adesso la colonia capitolina si è ridotta a sole due unità, con me c’è il difensore Paolo Conti, venuto a gennaio dalla Juniores Nazionale del San Cesareo (e che la nostra testata online ha intervistato n.d.r.). Devo dire che qua a Brescia il romano si trova meglio del previsto. Viviamo in un pensionato con tutti gli altri ragazzi delle giovanili che abitano fuori sede, quindi dai giovanissimi sino alla primavera, e si sta molto bene, non ci manca nulla. Ci seguono soprattutto Pietro Strada e il cuoco del residence, che con la moglie è un po’ come fossero i nostri secondi genitori.

 

Mai pensato di scappare a Roma dalla nostalgia?

 

A volte per qualche piccolo istante forse, ma ho subito scacciato questo pensiero. Perché voglio riuscire a guadagnarmi un contratto qua a Brescia anche se la vita qua è come quel reality show dove gli allievi della Fiorentina si fanno in quattro tra studio a scuola, partite, allenamenti, pasti veloci e la famiglia o la ragazza lontana a volte mancano tanto. Anche se ci sono delle cose che mi fanno ancora un po’ ridere….

 

Che cosa?

 

Ogni romano che viene al nord sotto sotto si sente come in un film di Boldi e De Sica. A volte mi guardano storto perché sono sbigottiti dal mio accento romano, perché pensano che lo faccia apposta, e ne sono affascinati, si divertono da matti. Poi ho capito sia a scuola che in città, che la gente del posto cerca di essere affettuosa quando ti chiama “romanaccio” o “terrone”, i primi tempi non la prendevo benissimo, adesso so che spesso lo dicono in segno di affetto.

 

Con la scuola e la vita di tutti i giorni come procede?

 

Quando ero a Roma, io abitavo al quartiere Primavalle, non dovevo pensare quasi a nulla a livello logistico faceva tutto mia mamma, una vera tuttofare. Venire qua a Brescia mi è servito anche per svezzarmi a livello pratico. A stringere i denti quando dovevo studiare dopo un allenamento dove mi ero preso un pestone alla caviglia, a mangiare meglio, ad avere orari regolati e a fare le piccole commissioni da solo. Credo di essere cresciuto sotto tutti i punti di vista, mi tornerà utile

 

Riesci a studiare bene anche a Brescia?

 

A dire il vero mi mancano molto i miei professori del “Vittorio Gassman” di Roma, erano più amici che docenti, avevo un ottimo rapporto e anzi, credo fossero tra i pochi che si informavano sempre su di  me anche per quanto riguardava il calcio. Qua a Brescia tanti di noi fanno lo Scientifico al “Marco Polo”, ma non è la stessa cosa, non c’è lo stesso affetto anche se i voti sono soddisfacenti.

 

Mister Javorcic che tipo è? Ti ha mai rimproverato su qualcosa in particolare?

 

Tecnicamente mi dice che vado bene, devo crescere nel ritmo, fisicamente, e nella testa, nell’attenzione. Anche nelle piccole cose. Si è arrabbiato da matti quando a inizio campionato andammo a giocare contro il Milan e mi dimenticai i documenti per essere identificato dalla terna arbitrale e non potei giocare, di fatto perché ancora non era pronto il tesserino federale e non avevo né carta d’identità né passaporto quel giorno. Morale della favola, stetti fuori due partite per volere della società e imparai la lezione. Su certe cose il mister non transige.

 

 

Chi è il tuo concorrente nel ruolo di mediano? Hai visto da vicino qualche baby fenomeno di cui sapremo presto anche in serie A?

 

Io devo cercare di apprendere da un vero mastino nel mio ruolo, il ghanese classe 1994 Nana Welbeck, nessuna parentela con il giocatore del Manchester United, ma due polmoni così e ottimi piedi, ha già esordito in serie A nell’anno della retrocessione, davvero bravo. Per il resto, ho esordito a Varese facendo 40 minuti  da subentrante a settembre, poi ho potuto vedere da vicino il terzino Mbaye dell’Inter, Marco Benassi che ha già esordito con Stramaccioni, Duncan ora al Livorno, una vera belva. Ma la squadra da battere quest’anno è l’Atalanta, nel nostro girone è prima, e mi impressionò un terzino dei loro che faceva numeri pazzeschi, alla Cristiano Ronaldo, di cui non so il nome.

 

Con chi andresti a cena se potessi scegliere un personaggio famoso?

 

Proprio con Cristiano Ronaldo, ma non per motivi calcistici, bensì perché con tutte quelle donne attorno farci un giro assieme la sera credo porterebbe molti vantaggi, soprattutto ora che non sono fidanzato!

 

Le più grandi passioni di Alessandro Biagiotti dopo il calcio….

 

Senza dubbio la fotografia e la musica. Come tanti della mia età la canzone giusta mi aiuta ad addormentarmi e a fare bene in partita ed in allenamento, uso spesso le cuffiette. Sono grande fan di Ligabue e Daddy Yankee, genere Reggaeton, lo ascoltavamo sempre anche con tanti ragazzi della rappresentativa del Cr Lazio, era un bel momento di aggregazione. Se non riuscissi a fare il calciatore vorrei provare a dare sfogo ad un’altra mia grande passione, la fotografia, credo che anche là potrei dire la mia, diventando un vero fotografo professionista.

 

Grazie a te Alessandro, e continua a seguire l’Urbetevere ed il calcio laziale anche da Brescia!

 

Grazie a te e a voi che rendete merito anche a chi nel settore giovanile del Lazio è cresciuto e auguro il meglio a tutti i miei amici della rappresentativa Juniores e dell’Urbetevere, sono certo che questo è davvero l’anno buono per vincere tutto e magari qualcuno di loro lo ritroverò con me a Brescia già il prossimo agosto!

BIAGIOTTI URBETEVERE

Biagiotti in azione durante la finale della juniores Primavera in maglia Urbetevere contro il Tor di Quinto, nel maggio scorso