Arce, la filosofia di Mizzoni: “Io profeta del 3-5-2? Una falsa etichetta, nel calcio contano i principi, non i moduli”

Andrea Dirix 17 maggio 2017 Commenti disabilitati su Arce, la filosofia di Mizzoni: “Io profeta del 3-5-2? Una falsa etichetta, nel calcio contano i principi, non i moduli”
Arce, la filosofia di Mizzoni: “Io profeta del 3-5-2? Una falsa etichetta, nel calcio contano i principi, non i moduli”

Alessio Mizzoni ha appena concluso il suo secondo mandato da tecnico alla guida dell’Arce.

Anche alla soglia dei trentotto anni può esser tempo di bilanci per uno che è considerato tra i tecnici più interessanti e desiderosi di crescere del nostro panorama dilettantistico.

La salvezza conquistata una manciata di giorni fa a spese del Gaeta lo ha letteralmente sfibrato e adesso antepone il meritato riposo a qualsiasi progettualità.

Il futuro però è adesso e non sono pochi quelli che si domandano se ai nastri di presentazione del prossimo torneo a sedere sulla panchina di quel Lino De Santis, che pare prossimo all’auspicato restyling, ci sarà ancora questo allenatore preparato quanto, a suo stesso giudizio, scarsamente diplomatico.

 

La stagione è appena terminata.

Il bicchiere di Alessio Mizzoni è…?

“Direi mezzo pieno.

Tutto sommato, mi ritengo soddisfatto di quanto siamo riusciti a fare nel corso di questo campionato e l’ho detto anche ai giocatori in occasione dell’allenamento di rifinitura che ha preceduto il play-out contro il Gaeta.

Ci tenevo a ringraziare uno per uno dei ragazzi che si sono messi sempre a disposizione, applicandosi per seguire le mie idee di gioco”.

mizzoni arce

L’Arce ha spesso espresso una solida identità ed un equilibrio tra reparti non comuni in queste categorie.

C’è stato un momento nel corso della stagione in cui sembrava doveste chiudere il discorso-salvezza con largo anticipo, invece avete dovuto soffrire fino allo spareggio.

“La mia idea è che, ad un certo punto, sia venuta meno un po’ di convinzione da parte di alcuni singoli e probabilmente io stesso non sono stato in grado di trasmetterla in determinate occasioni.

Un certo rilassamento mentale non ci ha poi consentito di ottenere risultati positivi, anche se, a dire il vero, le prestazioni le abbiamo sempre offerte.

Aggiungo però con orgoglio che la squadra non è mai stata messa sotto da nessuno per un’intera partita, magari a sprazzi abbiamo subito l’avversario, ma mai nell’arco dei novanta minuti complessivi”.

Alessandro Marrocco Presidente Arce

Il club si accinge a progettare la sua terza stagione consecutiva nell’elite del dilettantismo laziale.

A chi vanno attribuiti i meriti maggiori?

“Senza dubbio al presidente Marrocco.

Ha preso le redini di questo club in Promozione e lo ha condotto ad un’escalation clamorosa.

E’ lui che fa le scelte ed è a lui che vanno i meriti”.

A proposito di futuro, continuerà anche il matrimonio tra Mizzoni e l’Arce?

“Ora è presto per dirlo.

I play-out mi hanno dato letteralmente il colpo di grazia a livello mentale e adesso per un paio di settimane sento di dover staccare la spina.

Dopo decideremo insieme.

Non nascondo che potrebbero aprirsi nuovi scenari e mi piacerebbe valutarli.

Fermo restando che, qualora decidessi di lavorare ancora in queste categorie, sarebbe difficile trovare una società migliore di questa.

Tra l’altro, pare che a breve arriveranno novità importanti anche circa il nostro terreno di gioco che purtroppo spesso ci ha penalizzato in passato…”.

mancone roccasecca

Insisterei sui nuovi scenari.

Mi vengono in mente il tuo collega Davide Mancone e la sua bellissima avventura alla guida della Berretti dell’Ancona…

“Beh, da sempre lavorare nel settore giovanile costituisce la mia massima aspirazione.

Potrebbe essere un’idea, qualora se ne verificasse l’opportunità.

Adesso però è tutto molto prematuro…”.

Vorrei rivolgere anche a te la stessa domanda che ho fatto ieri a Campolo.

La presenza di Arce, Morolo, Roccasecca ed Anagni nel prossimo Campionato di Eccellenza è indice di una nuova fioritura del calcio ciociaro?

“Ti rispondo come ha fatto Stefano: anche per me è solo una casualità.

E’ vero che abbiamo recuperato l’Anagni, però abbiamo perso il Monte San Giovanni Campano.

Aggiungo inoltre che abbiamo riportato il Cassino in Serie D, ma fino a poche stagioni fa in quella categorie c’erano cinque o sei squadre della nostra provincia in quella categoria, un’altra in Serie C, oltre ovviamente al Frosinone che sta facendo il suo percorso.

Mi duole dirlo, ma il movimento calcistico in Ciociaria è fermo”.

Sei di una sincerità quasi brutale…

“Non posso farci nulla, fa parte del mio carattere.

Peraltro, tutti mi dicono che sono poco diplomatico e che per me la realtà e bianca o nera”.

Immagina che io sia il presidente di una squadra e che ti convochi per conoscere la tua filosofia di gioco.

Tu come la descriveresti?

“Voglio raccontarti una cosa: fin dai tempi che allenavo il Tecchiena, io sono identificato come una specie di vate del 3-5-2, ma la realtà è un’altra…”.

E qual è?

“Io sostengo che il modulo influisce poco.

A contare sono i principi di gioco.

A me piace un possesso palla non finalizzato a se stesso, ma a guadagnare campo, in campo voglio una squadra che sappia dominare l’avversario, che provi a recuperare velocemente il pallone e che non subisca passivamente l’avversario.

Quanto ai moduli, ne abbiamo adottati tanti nel corso della stagione…”.

Idea condivisibilissima, ma nella pratica è attuabile a livello dilettantistico?

“Sì, ma servono applicazione e partecipazione da parte dei giocatori.

Se riesci a farli lavorare, rendendo gli allenamenti divertenti, puoi lavorare su questi concetti.

Mi rendo conto che fare calcio speculativo è più semplice e probabilmente anche più redditizio, però in un contesto che non sia divorato dall’ansia del risultato a tutti i costi lavorare in un certo modo ti dà maggiori soddisfazioni.

Spesso abbiamo espresso un buon calcio e, se tornassi indietro, rifarei le stesse scelte, consapevole comunque che alla fine è sempre la qualità degli interpreti a fare la differenza in partita”.

Christian Lillo capitano Arce

Concetti più semplici da trasmettere ai giovani o è solo una diceria?

“E’ una forzatura.

Io ho riscontrato maggior successo tra gli anziani del gruppo.

Penso ad esempio a Christian Lillo che è un professionista vero ed un esempio.

Lui stesso mi ha detto che in passato non gli era mai capitato di utilizzare determinati metodi di allenamento.

Detto da uno come lui che ha tanto calcio alle spalle non può che riempirmi d’orgoglio”.

cangiano foto

Tra i tuoi colleghi chi stimi maggiormente?

“Con Stefano Campolo ho un legame di stima e di amicizia reciproco.

Ammiro anche la filosofia adottata da Greco con l’Audace.

Quest’anno si è poi creato un rapporto di stima con Cangiano in occasione del match tra noi ed il Colleferro, che credo sia stato uno dei più piacevoli dell’intera stagione.

Vorrei poi ribadire la mia considerazione nei confronti di Ezio Castellucci, una persona di rara umiltà nonostante tutti gli allori conseguiti nel corso della sua carriera.

Il mister è una persona da prendere ad esempio”.

 

 

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